Ho letto da qualche parte che bisogna saper perdere. Verissimo. Ma qualcuno insegni a marcello lippi che bisogna anche saper vincere. Lui non sa fare né l'una, né l'altra cosa. Da un punto di vista calcistico non cambia granché; la differenza è tutta da un punto di vista prettamente umano. E dato che prima di tutto l'uomo è un uomo, è bene che prima di ogni altra cosa impari a comportarsi da essere umano. Poi viene il resto.
Comunque, io sarei superiore a certi stupidi ricatti da bambino viziato di uno che per tener alto l'onore della nazionale è pagato a suon di milioni di euro. Si rivoltino pure nella nella tomba i nostri soldati morti in Afganistan: c'è chi per morire viene pagato pochi euro (e pero gli sembran tanti, tantissimi, al punto da convincerli a partirli per migliorare la propria posizione economica), e chi invece prende 100 volte di più per dare calci ad un pallone. Ma questa è demagogia spicciola.
Torniamo a ieri sera.
Contro un paraguay che è sembrata una squadretta da condominio, il nostro c.t. sceglie un atteggiamento prudente: un 4-4-1-1 mascherato da 4-5-1. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tiri in porta dell'italia nel primo tempo: 2. Innocui. Entrambi di Montolivo che si danna l'anima, lotta caparbiamente su ogni pallone ed arriva al tiro dalla lunga distanza. Ci prova, ci crede, meriterebbe un goal. Ma il calcio non sempre premia i migliori. Il giorno dopo i giornali parlano di un'italia in salute che lotta e corre per tutti i 90' e gioca con autorità.
Vero, se non considerassimo che di fronte avevamo una compagine di basso-bassissimo rango.
Sperticata a qualche singolo, in particolare a De Rossi e a Cannavaro.
Su De Rossi parzialmente concordo. Disputa una discreta gara, anche se la maggior parte del lavoro viene svolta da Montolivo che è un autentico trascinatore e riesce a far giocar bene chiunque... Marchisio a parte, beninteso! Inutile giocatore che fin quando è rimasto in campo si è chiesto (e, come lui, anche tutti gli spettatori) che razza di ruolo gli fosse stato assegnato.
Il pregio di De Rossi è la rete che segna. Facile, direte voi. Propiziata da un'uscita a vuoto del portiere, aggiungerete. Si, ma lui era lì. Pronto. Senza incertezza alcuna, il suo piattone ha gonfiato la rete nonostante la palla sia stata coperta sino all'ultimo dalla mano del portiere in uscita. Ma lui era lì ad aspettare l'errore. E' corretto sostenere che abbia giocato un buon match.
Ritengo che Cannavaro sia un giocatore finito da almeno cinque anni. Non entro nel merito di due "pizzicate" in tema doping, l'ultima delle quali fresca fresca ed italianescamente insabbiata. Parlo del suo rendimento in campo. Dire che abbia disputato una gara maiuscola è nascondere la verità a chi invece la partita l'ha vista. E credo l'abbiano vista tutti. Però è facile ingannare il popolo. Il popolo è molto stupido, basta poco per fregarlo: basta che lo scriva una testata autorevole o lo dica un giornalista di una qualsiasi televisione pubblica. Ho ben nitida nella mente l'immagine del vantaggio sudamericano. Palla a spiovere a centro area, La sfera impatterebbe dritta sul capoccione di Cannavaro se una mano invisibile non affossasse lo juventino di una trentina di centimetri scarsi. De Rossi, dietro di lui, è già tagliato fuori: non può contrastare l'avversario, che in torsione realizza un gran bel goal. Del capitano azzurro si ricordano begli anticipi sugli attaccanti avversari (entrambi alti più di 190 cm, quindi piuttosto pachidermici nei movimenti) e nulla più, vista l'inconsistenza della formazione americana.
Vedere Iaquinta affondare sulla fascia è sinonimo di scarsa considerazione (anche personale) dell'allenatore nei confronti di un giocatore. Come puoi improvvisare una persona in un ruolo tanto dedicato dopo che per una vita ha giocato sempre e solo come punta centrale? Sembra quasi del fumo negli occhi per nascondere proprie incapacità o per far rimpiangere qualche -fortunatamente- assente dall'inizio che -purtroppo- entrerà nella difesa. Ovvero Camoranesi. Gli ho visto commettere un fallo da cartellino arancione, fare una serie di cross (tutti fuori misura), e dei confusi movimenti in mezzo al campo. Bah! Mi chiedo cosa lippi possa vedere in lui. Davvero non c'è nessun altro italiano in giro per il mondo che possa esser meglio di costui?
Un riesumato Zambrotta spinge molto sulla fascia, supportando egregiamente la manovra di un dinamico Pepe; poi, però, si spegne. Gilardino svolge un ottimo lavoro, di quelli sporchi e poco retribuiti. Agisce come unica punta e gioca sempre spalle alla porta, non vedendola mai e producendosi in sponde per i compagni e prendendo botte dagli avversari. Poi, quando lippi stravolge l'assetto tattico passando ad un più offensivo 4-4-2, gli viene affiancato uno Iaquinta alla canna del gas per la squallida prestazione in fascia. E si vede. Così, i due là davanti non combinano nulla. L'ingresso di Di Natale è tardivo, deve naturalmente prendere il posto di Gilardino, ma le energie dei nostri sono finite. Piove (anche se sembra che il terreno di gioco non ne risenta minimamente), i nostri sono anziani e stanchi, le idee sono confuse. Il solo Montolivo ingaggia una lotta senza quartiere con gli avversari a tutto campo, prende botte, sradica palloni dalle gambe degli avversari e si produce in un tiro dalla lunga distanza che potrebbe salvare l'esordio della nazionale in questo mondiale. Alla fine, però, è giusto così; è giusto raccogliere ciò che si è seminato. Credo però che lippi abbia sbagliato la semina.
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