martedì 5 luglio 2011

IO NON TACCIO

questo lo scriveva Girolamo Savonarola nel lontanissimo 1400 (quasi 1500...). A distanza di 5 secoli è ancora, purtroppo, maledettamente attuale (e così vicino al nostro presidente del consiglio)! Come se gli anni non fossero passati. Come se la storia nulla avesse insegnato.
IO NON TACCIO
Sul bene comune (di cui non v’importa nulla)
Voi non siete un’umanità ma una somma di uomini.
Pensate a voi, badate a voi,
v’accorgete che esistono «altri» solo qualche volta, per caso,
quando c’è da invidiarli o da disprezzarli.
Altrimenti chi se ne frega degli altri: tutto è solo «io».
I miei fatti. I miei affetti. I miei soldi.
Siete gente arida. Senza calore.
E se vi infiammate per una questione all’apparenza «di principio»
non lo fate perché ci credete, no,
ma solo per difendere quello stramaledetto orto che è il vostro
interesse.
(….)
Il bene comune? Ma che ve ne parlo a fare?
Non è una lingua vostra, questa.
Per farmi capire dovrei parlare forse di guadagni, di interessi.
Dovrei parlare di tornaconto. Dell’acqua al vostro mulino.
Allora saltereste tutti sugli attenti, direste «fammi sentire!».
Come si dice? Musica per le vostre orecchie.
Invece, guarda caso, mi intestardisco, non mi stanco:
parlo di bene comune,
parlo di cercare qualcosa che valga per tutti, nessuno escluso,
parlo di fare cose utili, di non dividere ma unire, anche se ci perderai
qualcosa.
Vi interessa? Ho capito: sto abbaiando.
Ma sono fiero, non mi vergogno, d’essere un cane.
Il tiranno
Orsù, state a udire, voi uomini,
per riconoscere i tiranni e guardarvi da loro.
E state a udire pur voi, donne, per ricordarlo a’ vostri mariti.
E voi, fanciulli, per imparare che cos’è un tiranno e fuggirlo dalla
vostra città.
Sappiate adunque, prima,
che ‘l tiranno è superbo per natura
e appetisce d’essere il solo e il primo in tutto.
Il primo, il primo, il primo…
Ha da esser primo sempre e in ogni cosa.
Se corrono i cavalli al palio,
farà sempre qualche inganno per far che i suoi siano i primi.
Se egli ha scienza o lettere,
vuol sempre che la sua opinione stia al di sopra;
Se sa far versi,
vuol che vadano innanzi a tutti gli altri e che siano cantati;
Non ha amore se non a sé proprio.
E poiché il tiranno per sua natura appetisce d’essere il primo,
ogni volta che vede uno che possa impedire lo stato suo,
cerca sempre di spegnerlo,
perché non gli dia noia.
Così trovagli qualche cagione
- minima: ch’egli arà sputato in chiesa –
per levarselo innanzi.
Ah, Firenze! Guardati dai tiranni!
Vuol esser corteggiato, il tiranno.
Vuol che tu ti appresenti ogni dì,
e se tu nol fai, sei notato.
Tutti li uomini di cervello li tiene bassi,
ed esalta gli sciocchi dicendo
«Costoro mi saranno fedeli
perché io li mantenga dove non son degni di stare».
Ed esalta i ribaldi, gli assassini:
«Costoro senza me sarieno impiccati,
e io peggio di loro: perciò loro manterranno me e io loro».

venerdì 21 gennaio 2011

ITALIANO, POPOLO DI MERDA

Guardatela, guardatela l'italia! Guardate come s'è ridotta! Difende a spada tratta l'indifendibile, anche a costo di spargere del sangue innocente. L'importante è che non si tocchi la casta. Il proprio girone infernale. La propria cerchia di amici. E' tutto lecito se fatto da noi, amico; ma se lo fa quello là, che a noi non appartiene, allora no! Non va bene! E va punito, per dio!!!
Il problema di questa spregevole nazione in cui vivo risiede tutto qui. Non esistono moralità o amoralità, cose giuste e cose sbagliate. Tutto dipende. Da chi le fa. Prendi quel vecchio nano, che quotidianamente assurge agli onori della cronaca a causa di sempre più biechi comportamenti. Prendete l'ultimo caso, osservate attentamente il comportamento di tutti quelli che hanno diritto di parlare in questo paese. I politici. I media. Tutti urlano le proprie ragioni, se ne sentono di tutti i colori. Ma la realtà dei fatti è che il popolo è sempre più vessato da uno stato che di esso non si occupa. Stipendi sempre più bassi, sempre meno opportunità di lavoro, sempre più imprenditori-truffatori e, soprattutto, sempre meno sindacati. Così accade che in una piccola azienda di periferia l'imprenditore si permetta di pisciare quotidianamente sui diritti dei lavoratori. Dalla pausa sigaretta alla pausa caffè. Dagli straordinari non conteggiati ai ritardi di 15' conteggiati e penalizzanti per il lavoratore. Al sottile ricatto psicologico acuito da una situazione economica che non offre nessuna alternativa, così accade che... o mangi questa minestra (di fiele), o salti dalla finestra.
Siamo all'ultimo piano di un grattacielo, però. Precipitare da lassù... non servirà ripetersi, ad ogni piano, fin qui tutto bene...
E non occorre perdersi tra i rumori della fabbrica, nei meandri delle macchine di produzione e tra le tute sporche d'olio degli operai. No, recatevi al piano di sopra, zona colletti bianchi. E' lì che si consumano i più spregevoli attacchi ai diritti dei lavoratori.
Mentre tutto ciò accade, mentre poche voci flebili (alla maggior parte della gente grava il giogo che è sulla testa. O forse questa è solo un'illusione. La gente è... come dire... ipnotizzata da una figa gigante che distoglie l'attenzione dalla realtà) chiedono disperatamente aiuto, ed ogni tanto qualcuno se ne va senza salutare, magari perché ha lavorato troppo con le mani immerse nell'amianto, o più semplicemente perché è stanco di lottare contro i mulini a vento, mentre, insomma, la sofferenza monta in groppa al popolo (e la sofferenza, si sa, pesa ogni giorno un po' di più rendendosi sempre più opprimente e psicologicamente devastante), gli esseri spregevoli parlano ed intervistano e fotografano e mandano in prima notizia su tutti i TG delle sottospecie di esseri umani che hanno fatto orge con un vecchio, ributtante e malato, per spillargli più soldi possibile!!!
Io ad una sottospecie di essere umano non darei tutta quest'importanza. Non gli concederei salotti. Non gli pagherei cachet. Che, naturalmente, in questi giorni lievitano tanto quanto l'imbarazzo di chi -ancora, nonostante tutto- nell'animo si sente italiano. Non alimenterei questo vergognoso giro di prostituzione geriatrica.
Io penserei a quelli di cui sopra, a quelli che -ancora, nonostante tutto- nell'animo si sentono ancora italiani. Partirei da quelli, categoria particolarmente vessata che vivono da apolidi nella nazione in cui sono nati e  cresciuti, ma nella quale più si riconoscono. Più non riconoscono quelli che una volta erano, ed ora non sono più. Che una volta avevano -qualcosa, non tanto- ed ora non hanno più nulla. Non sanno cosa sia l'anima, cosa sia un pensiero, cosa sia un'idea, cosa sia una discussione.
Stolidi caproni che sbattono la loro capoccia e le loro corna contro un muro di pietra.
Stupide bestie, dimentiche di aver avuto, un dì, un cervello funzionante. Ma sono bastate due S (soldi-sesso) per obnubilarsi.