Il resto, al rogo!
Il calcio è sempre stato il mio mondo. Sono nato con un pallone tra i piedi, uno in testa e due palle nello scroto. Non tutti le hanno, questa palle. Anzi, direi che la maggior parte delle persone che conosco, queste palle le millanta solamente! Dicevo: il calcio mi ha dato tanto, mi ha emozionato tanto, mi ha tolto del tempo prezioso per fare altre cose. Ho amato questo sport; e, a dire il vero, lo amo tuttora se è vero com'è vero che alla soglia dei 40 anni prendo ancora a calci un pallone in uno sgangherato campetto di periferia indossando la maglia della solita squadra di paese.Però mi piace osservare quel che mi circonda. E chi mi circonda. Vedo persone condizionate dal nulla trasmesso dalla TV e stampato dai giornali. Leggo il nulla nei loro occhi, è ciò che le loro menti lì proiettano. Vedo il nulla che è dentro le star del calcio... così si chiamano, ora. Li vedo far pubblicità, partecipare a manifestazioni benefiche, indossare giacca e cravatta, partecipare a delle trasmissioni di sottocultura italiana. In campo, invece, scalciano, sputano e insultano gli avversari sin quasi a prendersi a botte.
Ah! Le trasmissioni di sottocultura italiana sono (quasi) tutte quelle che non rientrano nella fascia notturna. Certamente, una qualsiasi trasmissione non sportiva che inviti nei propri studio una star del calcio è semplicemente risibile.
In virtù di cosa hai invitato quel Totti, quel Del Piero o quel Buffon (tre nomi a caso per indicare una casta, quella dei calciatori)? Cioè... sta gente qua... ma che cazzo di cultura ha? Cosa cazzo ha a che fare con l'uomo comune? Cosa cazzo ha a che spartire con chi a volte pensa? Cosa rappresenta?
Ascolto mestamente quel che dicono. Frasi fatte. Le domande che gli vengono poste. Domante fatte per risposte già scritte. Insomma, il triste copione va avanti da sé, navigando perfettamente nel mare di un'inutile e soffocante banalità. Ma riconosco che sono loro!
Sono loro gli uomini giusti, quelli necessari affinché il non pensiero trionfi.
Personaggi banali per un popolo inutile.
Il ciarliero ed inutile popolo. Lo sento gorgheggiare su un eccezionalmente inutile colpo di tacco a centrocampo; o su un tunnel all'avversario. Mentre qualcuno tira in porta e segna; un gol non bello, ma frutto di un'azione corale in cui tutti gli uomini si sono mossi perfettamente ed all'unisono, come una vera squadra dovrebbe fare. Quella squadra strappa con fatica un'occhiata disinteressata del pubblico che vuole solo il campione. E il campione è uno, non un'intera squadretta. Magari anche poco blasonata.
Così assisto sempre più spesso ad un rilancio della retroguardia ed allo scatto fulminante dell'attaccante che non lascia scampo al portiere avversario. Goal. 1-0. Il calcio era un gioco, ricordo. E' vero, la vittoria è fondamentale affinché il gioco sia più divertente, ma... ma mi domando che gusto c'è nel vincere senza giocare. Per il denaro, suggeriscono dal fondo della sala. Il gusto è dettato dal denaro. Più vinci, più soldi hai, più il gioco è bello.
L'equazione non è esattamente questa. Più vinci, più soldi hai, più il gioco scompare. Già, perchè il calcio nasce come un gioco. Il gioco del calcio. E se detto gioco scompare, cosa rimane? I soldi. Ma... i soldi non fanno mica rima con divertimento. Io gioco al calcio; e vado a vedere le partite di calcio perché mi divertono. Ma se mi togliete anche il divertimento, io il calcio non lo voglio più. Voglio che affondi nel guano. Voglio che scompaia dalla faccia della terra, che evapori da questo pianeta, che si cancelli dalla mia memoria.
Perché un gioco non può e non dovrebbe trasformarsi in business!!!!
Invece la realtà è tutt'altra cosa. Per ulteriori info, chiedere ai tifosi di perugia, arezzo, mantova, pro sesto e tutte le altre società fallite o in procinto di esser dichiarate tali a causa di un sistema che li opprime.
Dovranno certamente recitare il mea culpa per una gestione poco oculata (e su questo non ci piove), resta però il fatto che a tutti i livelli viene richiesto un esborso economico sempre più grande. Ma sto gioco finirà. Io sono lì, sulla riva del fiume, aspetto che passi il cadavere dalle mie parti per pisciargli addosso senza pietà.
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