venerdì 9 luglio 2010

LE TETTE SILICONATE DI LUIGI PIRANDELLO

Scriveva Pirandello nel 1908 nel "Saggio sull'umorismo" (anche se, a dirla tutta, il saggio è stato volgarmente scopiazzato da diversi autori. Lo rivela Daniela Marchesci in un'intervista al Giornale; per la cronaca, la donna è una critica letteraria che nel 1996 ha conquistato un Rockfeller Award per la letteratura e nel 2006 il premio internazionale "Tolkningspris" presso l’Accademia di Svezia. Il primo ad accorgersene fu uno studioso svedese nei primi anni sessanta, ma in Italia -come d'abitudine- la verità non viene mai a galla se non dopo quaranta e più anni. mi chiedo disperato il perché):


Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario". Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico.


Mi è sempre piaciuto questo scritto che ho attribuito al Pirandello. La differenza tra il comico e l'umoristico viene messa in risalto in maniera impeccabile, ed è anche un insegnamento per osservare le cose non come appaiono, bensì come potrebbero davvero essere. In un'epoca in cui è ogni giorno più attuale una frase che ho spesso sentito ripetere dal grande Carlo ("la verità non esiste"), ecco che assume ancor più importanza questo insegnamento che Pirandello (e/o gli autori dai quali ha tratto questo riferimento) ha voluto darci: non soffermiamoci sull'apparenza delle cose, ché spesso mal celano una triste verità. Può talvolta succedere che contingenze della vita ci portino a comportarci esattamente in maniera contraria di come avremmo voluto. Così, non va bene giudicare di primo acchito, è necessario far intervenire in noi la riflessione. 
Ma il buon Pirandello non conosceva l'epoca attuale, anzi ne era lontano anni luce. Ad esempio. Prendiamo un qualsiasi squallido personaggio che circola in rete o in tv che è volgarmente "rifatto" da cima a fondo. Per nascondere l'età che avanza. Per avere delle tette stratosferiche. Per eliminare il grasso in eccesso. Perché desidererebbe dei lineamenti più "morbidi". Insomma, immaginiamo di trovare di fronte ai nostri occhi lo stereotipo di un terrestre: ovvero, un essere di media intelligenza che la TV ha lobotomizzato e che non si accetta per come è. Si vuole bello come gli eroi della tv. Non intelligente. Vuole soltanto apparire più bello possibile. Così cura il proprio aspetto esteriore nei minimi dettagli, dimenticando di avere un cervello e, soprattutto, un'anima. Quest'ultima dimenticanza è fondamentale; vuol dire continuare a non accettarsi, a girare raminghi alla ricerca della felicità pensando di trovarle in due sacche al silicone da metter nelle tette o nelle chiappe o in qualsivoglia altra parte del nostro corpo. Quel che conta è ciò che lo specchio riflette, badando bene a non incrociare il proprio sguardo. A non imbattersi nei propri occhi...
Ma, ahimé per loro, non è che funziona così il mondo.
Non divaghiamo e torniamo al nostro esempio. Cammino per la strada e m'imbatto in uno di questi esseri. 
Curioso, lo scruto da cima a fondo perché -come scrive pirandello- avverto che quell'essere è l'esatto contrario di quel che una persona dovrebbe essere.
La prima sensazione che balza agli occhi è... ma va'!... quella visiva. Vedo l'essere, e lo trovo figo.
Ah, precisazione: l'essere è asessuato. E' vero che la percentuale femminile di questi esseri è superiore alla metà. Ma quando si raggiunge un livello di deficienza abissale, il sesso scompare. Si diventa esseri (inutili, se non fosse che sono invece dannosi).
Mi soffermo con maggiore attenzione su di esso e noto che l'essere è completamente rifatto (ed anche piuttosto male se è vero come è vero che i segni dell'età che avanza si notano tutti).
Mi concedo una grassa risata: il mio corpo sano e naturale così come è uscito dal ventre di mia madre non denota tutte quelle brutture che il silicone evidenzia nella struttura dell'essere. Sono talmente soddisfatto che potrei fermarmi qui e lasciar scorrere sulla mia pelle l'autocompiacimento. E goderne appieno. Ed essere felice, pur se per qualche effimero istante.
Però, cazzo, mi torna in mente pirandello... il suo saggio sull'umorismo... d'accordo, è copiato, ma nella mia mente è ancora suo... è lui che ha illuminato la mia luce.
MA SE IN ME INTERVIENE LA RIFLESSIONE...
ma perché cazzo non devo godermi il mio momento di felicità dettato dalla vittoria (morale) sull'essere inutilmente qualunque?
NIENTE DA FARE. 
HO DA RIFLETTE!
E' insito nel mio DNA. Io lo so come finirà: finirà che la dea nèmesi mi farà passare gli ultimi anni della mia vita in un oceano di silenzio cerebrale.
MA SE IN ME interviene la riflessione e penso che quell'essere non goda a pararsi in cotal guisa, ma che piuttosto lo faccia per ingannare il tempo che inesorabilmente scivola via dal proprio corpo, in quanto pensa che parato così, nascondendo le rughe e le canizie, possa ingannare la propria carta d'identità... perché vuol essere sempre desiderato, bellissimo, vorrebbe non tramontare mai, vorrebbe vivere per sempre (perché non hanno ancora inventato l'elisir di lunga vita? no, io credo che qualcuno ce l'abbia, sta ricetta)...
L'IMMORTALITA' (FISICA). 
ecco quel che vogliono. 
L'INEFFABILE  BELLEZZA IN UN CORPO IMMORTALE
Ecco. Se in me parte la riflessione, non è come quando mi parte una scoreggia che per un po' si sente la puzza, poi tutto svanisce. No. la riflessione s'insinua prepotentemente in me... e in me resta... cerco e trovo giustificazioni, ma per quante ne possa trovare, non sono mai sufficienti. Non possono bastare. Siamo uomini, non esseri. Abbiamo un corpo che, giocoforza, si deteriora per il passare degli anni. Così come il cervello, che col trascorrer del tempo subisce dei danni più o meno lievi. Ma la nostra anima... quella no! quella non invecchia mai! Il nostro io interiore è un giardino magnifico e splendente che va curato giorno dopo giorno, affinché illumini di felicità il nostro volto e contagi chi ci sta vicino. Ma va curato. Più del proprio corpo. LUI è la nostra vera bellezza, e LUI e solo LUI è talmente debordante da dipingere il mondo attorno a noi di tutti i colori dell'iride. Dobbiamo esser bravi a conoscerlo. Addomesticarlo. A non averne paura. Mai. Nessuno afferma che sia facile, ma sbaglia chi dice che è impossibile
Così, quando vedo questi esseri mutare il proprio corpo nella speranza che così facendo riescano a trovare quel che non sanno comprendere, il mio sentimento non diventa umorismo. Il mio è un comico disprezzo tendente al sadismo più puro.